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Cashlogy
Togliete tutto agli italiani ma non il contante. Il nostro Paese è il terzultimo in Europa per l’utilizzo di forme di pagamento alternative alle banconote. L’86% dei pagamenti avviene ancora con denaro fisico contro una media del 74% dell’Eurozona e il 45% dei Paesi Bassi. Secondo lo studio di The European House – Ambrosetti, come riportato nelle tabelle della cover story, il contante in circolazione in Italia continua ad aumentare sfiorando i 200 miliardi (+3,8% sul 2016), raggiungendo un valore pari all’11,6% del Pil, contro una media di 10,5% dell’Eurozona. L’Italia resta nel gruppo delle 35 peggiori economie per intensità di cash (se il peggiore è l’Iraq con il 29,9% di Cashless intensity index, l’Italia è all’11,3% e si trova sui livelli di Guatemala, Repubblica Ceca e Qatar). Monete e banconote hanno, tra l’altro, secondo The European House – Ambrosetti, costi diretti rilevanti, per circa 10 miliardi l’anno, pari allo 0,5% del Pil. Se infatti l’Italia, riducendo il cash, si allineasse alla media Ue, genererebbe un impatto positivo sull’incidenza dei costi complessivi legati alla gestione del contante sul Pil, permettendo di liberare fino a un miliardo e mezzo l’anno. Ma qualcosa in Italia sta cambiando, grazie alla tecnologia. Nel nostro Paese tra il 2012 al 2016 si è avuta una crescita del 48,6% dei pagamenti tramite smartphone. Secondo l’Osservatorio Mobile Payment & Commerce della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2017 in Italia i pagamenti digitali con carta sono aumentati di oltre il 10%, raggiungendo i 220 miliardi di euro. I Mobile Proximity Payment, ossia i pagamenti effettuati presso i punti vendita attraverso smartphone, hanno avuto una vera e propria impennata. Nel 2017 si sono registrati oltre 70 milioni di transato, in netta crescita rispetto ai 10 milioni del 2016: di questi oltre il 50% sono stati effettuati da Satispay ma la sfida sembra agguerrita. Sul mercato infatti ora irrompono, con modelli di business diversi, i colossi del web. ApplePay, già presente da un anno, sta ora rafforzando la sua offerta commerciale e da qualche giorno è disponibile anche il servizio SamsungPay. Si stima che nel 2020 il transato con smartphone potrebbe valere dai 3,2 ai 6,5 miliardi di euro. Non solo: Capgemini prevede che i volumi dei pagamenti digitali saliranno del 10,9% entro il 2020, raggiungendo 726 miliardi di transazioni a livello mondiale e l’Italia è vista in netta rimonta. «Se immaginassimo un mondo in cui i pagamenti in contanti fossero completamente azzerati a favore di un modello di Cashless Payments, – dice Filippo Mastropietro, partner EY – avremmo sicuramente molti benefici in termini di abbattimento del nero, riduzione dell’evasione fiscale, contenimento dei costi operativi di produzione e gestione della carta da parte degli enti emittenti, incremento della sicurezza e riduzione delle rapine. Tali benefici sarebbero ulteriormente ampliati in un’ottica di medio-lungo periodo e riflessi in un incremento di Pil». Ma la fine del contante non sembra essere una strada in discesa. Il caso Svezia insegna. Nel primo Paese “cashless” al mondo, in cui è quasi impossibile fare acquisti e muoversi senza avere una carta di credito o un bancomat, dove persino in chiesa, per raccogliere le offerte, i fedeli usano le app, ora si teme che la lotta al contante possa avere un impatto negativo sulle fasce più deboli e meno evolute tecnologicamente. In Europa diversi Paesi, come la Germania, guardano con sospetto alla fine del cash e non è un caso che l’80% delle transazioni tedesche avvenga ancora in moneta sonante. «La precondizione per favorire la transizione cashless – dice Lorenzo Tavazzi, direttore area scenari, The European House Ambrosetti – è definire una visione e una strategia nazionale con obiettivi chiari di medio-lungo periodo». Questo porta a riflettere sul fatto che anche nella gestione e nell’uso del contante serva educazione finanziaria e adeguata informazione, soprattutto tra le fasce sociali più deboli. Intanto però le lunghe code al casello cash delle autostrade italiane si stanno lentamente decongestionando.

Fonte: il sole 24ore
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Cashlogy

All’Europa piace il contante, cash l’80% dei pagamenti

Agli europei piace il contante. A italiani e tedeschi ancora di più. Un’indagine condotta dalla Banca centrale europea fra 65mila cittadini dell’Eurozona rivela il ritardo dei consumatori dell’area della moneta unica nell’adottare mezzi di pagamento diversi dal contante, rispetto ad altre economie avanzate. Circa il 79% dei pagamenti al dettaglio nell’area euro sono stati realizzati lo scorso anno usando il contante e solo il 19% usando carte.

La percentuale scende al 54% in termini di valore delle operazioni. In Spagna il cash si usa per l’87% dei pagamenti, in Italia per l’86%, ma in Germania per l’80 percento. Olandesi, finlandesi ed estoni sono i cittadini dell’area euro che utilizzano meno contante, solo per la metà circa dei propri pagamenti.

n media, nell’Eurozona, le persone tengono in tasca 65 euro, in Italia 69, in Germania 103. Ma agli europei piace anche tenere contanti in casa: un quarto degli interpellati ha disponibilità liquide nella propria abitazione come riserva precauzionale. E un quinto ha utilizzato nell’ultimo anno una banconota da 200 o da 500 euro.

LA RESILIENZA DEL CONTANTE

Quando la Bce ha annunciato di voler smettere di produrre queste ultime, anche per il timore che vengano utilizzate soprattutto dalla criminalità organizzata, ci sono state vivaci proteste, soprattutto in Germania, dove i cittadini sono molto conservatori nel loro rapporto con il denaro e amano detenere somme consistenti in contanti. La decisione della Bce è stata vista come una limitazione della libertà personale e un primo passo verso l’abolizione del contante, che alcuni economisti, come Kenneth Rogoff, sostengono.

IL CASHLESS PIACE AL NORD EUROPA

Il predominio del contante potrebbe essere intaccato, secondo la Bce, se prendessero piede i pagamenti “contactless”, in cui, con l’uso di carte o degli smartphone presso un terminale attrezzato, i consumatori potrebbero effettuare i loro pagamenti in via elettronica, e senza la necessità di digitare un Pin. Per ora, tuttavia, solo l’1% delle transazioni viene regolata in questo modo.

 

Fonte http://www.ilsole24ore.com
 
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Cos’è

 

È una misura agevolativa per le micro, piccole e medie imprese che prevede un contributo, tramite concessione di un “voucher”, di importo non superiore a 10 mila euro, finalizzato all’adozione di interventi di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico.

La disciplina attuativa della misura è stata adottata con il decreto interministeriale 23 settembre 2014.


Cosa finanzia

Il voucher è utilizzabile per l’acquisto di software, hardware e/o servizi specialistici che consentano di:


migliorare l’efficienza aziendale;

modernizzare l’organizzazione del lavoro, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro;

sviluppare soluzioni di e-commerce;

fruire della connettività a banda larga e ultralarga o del collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare;

realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT.

Gli acquisti devono essere effettuati successivamente alla pubblicazione sul sito web del Ministero del provvedimento cumulativo di prenotazione del Voucher adottato su base regionale.

Le agevolazioni

Ciascuna impresa può beneficiare di un unico voucher di importo non superiore a 10 mila euro, nella misura massima del 50% del totale delle spese ammissibili.

Come funziona

Con decreto direttoriale 24 ottobre 2017 sono state definite le modalità e i termini di presentazione delle domande di accesso alle agevolazioni. Le domande possono essere presentate dalle imprese a partire dalle ore 10.00 del 30 gennaio 2018 e fino alle ore 17.00 del 9 febbraio 2018. Già dal 15 gennaio 2018 è possibile accedere alla procedura informatica e compilare la domanda. Per l’accesso è richiesto il possesso della Carta nazionale dei servizi e di una casella di posta elettronica certificata (PEC) attiva e la sua registrazione nel Registro delle imprese.

Entro 30 giorni dalla chiusura dello sportello il Ministero adotterà un provvedimento cumulativo di prenotazione del Voucher, su base regionale, contenente l’indicazione delle imprese e dell’importo dell’agevolazione prenotata.

Nel caso in cui l’importo complessivo dei Voucher concedibili sia superiore all’ammontare delle risorse disponibili (100 milioni di euro), il Ministero procede al riparto delle risorse in proporzione al fabbisogno derivante dalla concessione del Voucher da assegnare a ciascuna impresa beneficiaria. Tutte le imprese ammissibili alle agevolazioni concorrono al riparto, senza alcuna priorità connessa al momento della presentazione della domanda.

Ai fini dell’assegnazione definitiva e dell’erogazione del Voucher, l’impresa iscritta nel provvedimento cumulativo di prenotazione deve presentare, entro 30 giorni dalla data di ultimazione delle spese e sempre tramite l’apposita procedura informatica, la richiesta di erogazione, allegando, tra l’altro, i titoli di spesa.

Dopo aver effettuato le verifiche istruttorie previste, il Ministero determina con proprio provvedimento l’importo del Voucher da erogare in relazione ai titoli di spesa risultati ammissibili.

Presentazione delle domande di accesso al Voucher

Le domande per l’accesso al voucher devono essere presentate esclusivamente attraverso l’apposita procedura informatica, accendendo nell’apposita sezione “Accoglienza Istanze” e cliccando sulla misura “Voucher per la digitalizzazione” (funzionalità disponibile a partire dalle ore 10:00 del 15 Gennaio 2018)

Per accedere alla procedura informatica bisogna essere in possesso oltre che di una casella PEC attiva e registrata nel Registro delle imprese, anche della Carta nazionale dei servizi e del relativo PIN rilasciato con la stessa.

PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE

La trasmissione della domanda è consentita a partire dalle ore 10.00 del 30 Gennaio 2018 e fino al termine ultimo delle ore 17.00 del 9 febbraio 2018.

Si raccomanda di procedere alla compilazione della domanda e alla firma digitale della stessa tempestivamente, così da avere tutto il tempo per risolvere eventuali criticità. 

Si ricorda ad ogni modo che non è previsto un ordine cronologico per l’attribuzione del Voucher e che le domande di agevolazioni presentate nel suddetto periodo di trasmissione delle domande sono considerate come pervenute nello stesso momento. Nel caso in cui le risorse disponibili a livello regionale non siano sufficienti a coprire le richieste pervenute da parte delle imprese è prevista una procedura di riparto delle risorse finanziarie in proporzione alle richieste delle imprese.

Per un supporto tecnico relativo all’accesso alla procedura informatica e alla compilazione delle istanze scrivere a: voucherdigitalizzazione.istanzedgiai@mise.gov.it oppure chiamare al numero 06-64892998.

 

Fonte : http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/incentivi/impresa/voucher-digitalizzazione

 
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